Aneddoti e curiosità del lunedì: quando l’Oscar parla italiano

L’Italia è il paese che ha vinto più Oscar nella categoria dei film in lingua non inglese, vantando ben 14 statuette su 28 candidature. Per la precisione, dieci per la categoria del miglior film straniero e tre con premi speciali. Le prime dieci arrivano nel giro di 28 anni, dal 1947 al 1975, quasi tutte con opere di Vittorio De Sica e Federico Fellini. Dopo bisogna aspettare 15 anni, fino al 1990, quando Giuseppe Tornatore ci regala l’undicesima statuetta, seguita a ruota, due anni dopo, da quella vinta da Gabriele Salvatores. Siamo ancora nel vecchio millennio quando Roberto Benigni porta a casa la tredicesima statuetta, ottenendo anche la candidatura per il miglior film, caso unico per un italiano. Altri 15 anni dovranno passare per l’Oscar a Sorrentino, con La grande bellezza, nel 2014. Proviamo a vedere, con una rapida carrellata attraverso i film premiati, come è cambiato il nostro modo di fare cinema.

1947 Sciuscià di Vittorio De Sica.
Sciuscià è un termine della lingua napoletana utilizzato per indicare i ragazzini lustrascarpe che si guadagnavano qualche spicciolo pulendo le scarpe dei soldati americani. Il regista racconta la storia di sopravvivenza di questi bambini, analizzando anche la difficile vita del dopoguerra italiano.

1950 Ladri di biciclette di Vittorio De Sica.
Uno dei capolavori del neorealismo, quello che con Roma, città aperta è più noto all’estero. Racconta la storia di Antonio Ricci, un attacchino comunale a cui, durante il primo giorno di lavoro, viene rubata la bicicletta. Con il figlio Bruno si mette alla ricerca del ladro nella Roma del dopoguerra, incontrando solidarietà, apatia e non celata malevolenza.

1951 Le mura di Malapaga regia di René Clément.
Una coproduzione franco-italiana: nei caruggi genovesi si snoda la drammatica storia della passione scoppiata tra un marinaio, ricercato dalle autorità per aver commesso l’omicidio dell’amante, e Marta, una giovane madre di Malapaga.


1957 La strada di Federico Fellini.
Nonostante l’enorme notorietà che questo film ebbe, Fellini incontrò molte difficoltà prima di realizzarlo: venne rifiutato da tutti i produttori e distributori ai quali lo propose poiché ritenuto di scarso appeal commerciale. Racconta la commovente parabola di Gelsomina, venduta come aiutante a Zampanò, un circense viaggiatore.

1958 Le notti di Cabiria di Federico Fellini.
Cabiria è una prostituta che, dopo essere stata derubata e aggredita dal suo fidanzato Giorgio, riesce per miracolo a sopravvivere e, dopo essersi salvata, riprende in mano la sua vita con ottimismo, facendo del suo meglio per trovare la felicità in un mondo cinico. Il film, censurato di circa sette minuti, dovrà aspettare quaranta lunghi anni per uscire restaurato nella versione integrale.

1964 di Federico Fellini.
Considerato uno dei capolavori di Fellini e una delle migliori pellicole cinematografiche di tutti i tempi. Il film ha vinto anche l’Oscar per i Migliori Costumi per film in bianco e nero. Una pellicola incentrata sulla crisi esistenziale, professionale e sentimentale del suo protagonista principale, il regista Guido Anselmi, interpretato da Marcello Mastroianni.

1965 Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica.
Il film è articolato in tre episodi ambientati nelle tre più grandi città italiane (Milano, Roma e Napoli), tutti interpretati dalla coppia formata da Sophia Loren e da Marcello Mastroianni. Un omaggio alla donna e al ritratto di un’Italia che cambia, parallelamente alla condizione femminile.

1971 Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri.
Uno dei massimi esempi di denuncia sociale, dalle atmosfere cupe e con l’interpretazione di Gian Maria Volonté. L’attore veste i panni di un ispettore di polizia che, approfittando di essere appunto al di sopra di ogni sospetto, indaga su un omicidio commesso da lui stesso.

1972 Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica.
Questo film regala al regista il suo quarto Oscar. La storia racconta dell’isolamento sociale e della bella vita condotta dalla famiglia ebrea dei Finzi Contini, nella lussuosa villa di Ferrara. La storia si trasformerà in tragedia con l’introduzione delle leggi razziali fasciste e lo scoppio della seconda guerra mondiale.

1975 Amarcord di Federico Fellini.
Film che lo consacra col suo quarto Oscar, andando alla pari con Vittorio De Sica. Amarcord è la contrazione di “io mi ricordo” in dialetto romagnolo, il dialetto del regista. Ed è proprio questo che Fellini vuole fare, ricordare la sua infanzia, le sue origini, gli anni passati in una Rimini dei primi anni ’30.

1990 Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore.
Con questo film si spezza il silenzio lungo quindici anni: finalmente una nuova vittoria italiana. E’ la storia di Totò e del suo amore per il cinema, immersi in un oceano di nostalgia e passione per la settima arte. Il paesino di Giancaldo, che appare nel film, non esiste realmente, ma è il nome di una montagna che sovrasta Bagheria, città natale di Tornatore.

1992 Mediterraneo di Gabriele Salvatores.
Un manipolo di otto soldati del Regio Esercito Italiano nel 1941 ha l’ordine di presidiare un’isola greca dell’Egeo, apparentemente deserta, dove rimane sino all’inverno del 1943. Avventure, amori e tribolazioni si snodano fino a dar vita a una pellicola che segna il gergo stilistico di Salvatores.

1999 La vita è bella di Roberto Benigni. Il film viene candidato anche come Miglior film (unico italiano nella storia degli Oscar) ma vince come Miglior Film Straniero. Una storia tragica che racconta la cruda realtà di un’epoca storica non così lontana dalla nostra. Una tragedia raccontata con comicità e con un’ironia che solo un toscano come Benigni poteva essere in grado di raccontare. La vita è bella rimane uno dei film italiani più belli di sempre.

2014 La grande bellezza di Paolo Sorrentino.
Jep Gambardella, giornalista napoletano da tempo trasferito a Roma, è un uomo di successo disilluso, annichilito da una realtà apatica tanto quanto lui. Ambientato in una Roma dalla bellezza eterna, che ha affascinato soprattutto gli stranieri, è popolato da personaggi grotteschi che sembrano la parodia di se stessi. E’ un film che ha diviso e fatto discutere pubblico e critica.

Oltre a questi film che hanno portato a casa l’Oscar come Miglior film straniero, tra i grandi successi italiani vanno ricordati anche l’Oscar come Miglior attrice protagonista a Sophia Loren per La ciociara, di Vittorio De Sica, nel 1962, e l’Oscar a Bernardo Bertolucci e Vittorio Storaro, rispettivamente per la regia e la fotografia de L’ultimo imperatore, nel 1987. Senza dimenticare Ennio Morricone, candidato ben cinque volte e finalmente premiato con l’Oscar nel 2016, per la colonna sonora di The Hateful Eight di Tarantino.

FONTI: ski.it – cabiriamagazine


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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