1913 – 1952
Tra i volti più noti del cinema noir americano degli anni ’40 e ’50, era dotato di un taglio espressivo perfetto per i ruoli da duro, accentuato dal carattere introverso e dalla forte attrazione che esercitava sul pubblico femminile. Indubbiamente di bell’aspetto, anche se non bellissimo, incarnò soprattutto disadattati e ribelli, con uno stile di recitazione istintivo e intenso che anticipò per certi aspetti quello di attori della generazione successiva come Marlon Brando, James Dean e Paul Newman, per i quali costituì un importante modello di riferimento.
Jakob Julius Garfinkle nacque il 4 marzo 1913 nel Lower East Side di Manhattan, in una famiglia povera di ebrei osservanti di origine russa. Suo padre lavorava come cantore in sinagoga e gestiva una lavanderia, faticando non poco per sbarcare il lunario. Purtroppo, la madre morì due anni dopo la nascita del figlio minore, Max. Poiché il padre non riusciva a mantenere la famiglia, i figli furono cresciuti da vari parenti in diverse zone di New York. Mentre il padre si risposava, il giovane Jakob ebbe difficoltà a scuola e finì per frequentare bande di strada; fu espulso tre volte prima di essere trasferito in un istituto scolastico alternativo. Crescendo nel quartiere del teatro yiddish, sviluppò un talento naturale nell’imitare gli artisti dell’epoca. A causa di una balbuzie, seguì un percorso di logopedia, che lo portò a interessarsi sempre più alla dizione e alla recitazione. Iniziò a partecipare a recite scolastiche, e in seguito si iscrisse a corsi di recitazione, grazie ai quali ottenne una raccomandazione per l’American Laboratory Theatre.

Lavorò sia sul palcoscenico che dietro le quinte, debuttando infine a Broadway nel 1932 con lo spettacolo Lost Boy. Nello stesso anno, adottò il nome d’arte di Julius Garfield. Con il passare degli anni, Garfield puntò a intraprendere la carriera cinematografica. Sebbene la Paramount e la Warner Bros avessero manifestato interesse per lui, non erano disposte ad accogliere la sua richiesta di ottenere periodi di pausa per lavorare in teatro. In seguito, la Warner Bros decise di accettare questa clausola e Garfield iniziò a lavorare nel cinema, con il definitivo nome d’arte di John Garfield. La Warner lo fece debuttare nel film Quattro figlie (1938) di Michael Curtiz, una commedia drammatica in cui, nella parte di un musicista fallito che finisce suicida, l’attore inaugurò quello che sarebbe poi diventato il suo tipico personaggio, e colpì pubblico e critica per la sua forte carica di sensualità e per la naturalezza e l’intensità della sua recitazione; l’interpretazione gli valse la nomination all’Oscar.

La casa di produzione lo costrinse allora a lavorare a ritmo febbrile (dieci film in due anni), in ruoli sostanzialmente simili tra loro, che rischiavano di rinchiuderlo in un cliché: fu così un pugile corrotto in Hanno fatto di me un criminale (1939), un vagabondo arrestato ingiustamente in Dust be my destiny (1939), e un delinquente che alla fine si redime ne Il castello sull’Hudson (1940) di Anatole Litvak. Nel 1941, forte della popolarità ormai raggiunta, conquistò il diritto di girare un massimo di tre film all’anno, il cui livello migliorò sensibilmente.

Tuttavia riuscì a sfuggire solo occasionalmente ai suoi personaggi di gangster tormentati e di vagabondi sfortunati, in particolare ne Il lupo dei mari (1941) di Curtiz, dal romanzo di J. London, Gente allegra (1942) di Victor Fleming, dal romanzo di J. Steinbeck, e soprattutto nei bellici Arcipelago in fiamme (1943) di Howard Hawks e C’è sempre un domani (1945) di Delmer Daves, i migliori film da lui girati con la Warner. All’inizio del 1946 decise di non rinnovare il suo contratto, e di non legarsi più stabilmente ad alcuna casa di produzione; poté così finalmente scegliere i film da interpretare. La vera svolta della sua carriera avvenne pochi mesi dopo, quando accettò una proposta della Metro Goldwyn Mayer per Il postino suona sempre due volte. Il film, nonostante i suoi limiti, fu il maggiore successo commerciale della sua carriera: la coppia che formava con Lana Turner, rimane una delle più celebri della storia del cinema.

Alla fine di quello stesso anno l’attore fu quindi in grado di creare una propria società, la Enterprise Productions, nella quale riunì registi, sceneggiatori e attori di idee progressiste allo scopo di realizzare film socialmente impegnati. In quattro anni, come produttore e attore protagonista, partecipò a sette film, quattro dei quali furono i migliori a cui abbia mai lavorato. Offrì la sua più brillante interpretazione, che gli valse la seconda nomination all’Oscar, nella parte di un pugile rovinato dal successo e dal denaro, proprio nell’opera di esordio della Enterprise, Anima e corpo (1947), e questa fu anche la prima volta che poté impersonare sullo schermo un ebreo, dato che la Warner lo aveva sempre obbligato a interpretare ruoli di italiano o di messicano.

Una rivendicazione di identità ancora più esplicita la fece in Barriera invisibile (1947) di Elia Kazan, uno dei pochissimi film statunitensi ad affrontare il problema dell’antisemitismo. Ma vanno ricordati anche Le forze del male (1948), che accomuna il mondo degli affari e la delinquenza organizzata, in cui Garfield impersona un avvocato in lotta contro la corruzione, e Golfo del Messico (1950) di Curtiz, remake di Acque del sud (1944), di Hawks, politicamente molto più esplicito e più fedele al romanzo di Hemingway. La sua ultima interpretazione è del 1951 in Ho amato un fuorilegge.

In quello stesso anno fu convocato dalla commissione di indagine sulle attività antiamericane, che non gli perdonava di essersi fatto promotore di una raccolta di firme in favore di artisti annoverati nella famosa “Lista dei 10”. Chiamato a deporre, decise di non rispondere, ma le testimonianze contro di lui non gli lasciarono scampo. Fuori da ogni circuito lavorativo, cadde in crisi depressiva, alimentata da una accanita crociata dei media. Il 21 maggio 1952, a soli 39 anni, morì d’infarto, lasciando la moglie Roberta Seidman, sposata nel 1935, e due dei tre figli avuti da lei. La figlioletta Katherine era tragicamente scomparsa a soli 6 anni per una reazione allergica.

Il suo funerale fu il più grande a New York dai tempi di Rodolfo Valentino, oltre 10000 persone affollarono il corteo funebre. L’attore venne sepolto nel Westchester Hills Cemetery, a New York.

«Hollywood è sempre stata criticata per aver prodotto film sciocchi e superficiali. Non credo che sia una critica giusta, perché in America la censura politica impedisce di presentare idee e punti di vista maturi, e questo fa sì che molti dei nostri film siano privi di contenuti intelligenti»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – IMDb
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Buongiorno 1 voleva dire amerivcanate
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Buongiorno. Sì credo che il senso fosse quello
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Lo ricordo nel film “Il postino suona sempre due volte” e la sua citazione credo sia più che vera: sembra che in America vi sia la libertà poi in realtà non esiste e non è mai esistita nessuna libertà. è che sanno indorare bene la pillola ed è per questo che sembra… Buon pomeriggio Raffa 🍁
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Lui ha vissuto sulla sua pelle il maccartismo, oltretutto venendo tradito da amici che invece lui aveva cercato di difendere. Deve essere stata un’esperienza durissima. Buon pomeriggio Giusy 🌺
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Il maccartismo non lasciava scampo, ai cineasti e agli attori di idee progressiste
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Terribile davvero.
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