Michael J. Fox, l’eterno ragazzo

Il suo vero nome è Michael Andrew Fox, ed è nato il 9 giugno 1961 a Edmonton, in Canada, da Phyllis e William Fox. Figlio di un generale dell’esercito canadese, passa un’infanzia tranquilla nonostante i frequenti trasferimenti a causa del lavoro del padre. Quando il padre si ritira, la famiglia si trasferisce a Vancouver, nella Columbia Britannica. A 16 anni segue il suggerimento del suo professore di recitazione e fa un provino per il ruolo di un ragazzino di 10 anni nel programma televisivo Leo and me. Nonostante l’età, la sua altezza e la costituzione fisica lo aiutano a ottenere la parte.

Leo and me (1978)

Lo show dura solo 13 settimane, abbastanza per convincere Michael che il cinema sarà il suo futuro: appena compiuti i 18 anni, abbandona la scuola poco prima di ottenere il diploma, aggiunge una J. al nome in omaggio all’attore Michael J. Pollard (anche per evitare di essere confuso con l’omonimo Michael Fox), e si trasferisce a Hollywood. All’inizio gli furono offerti alcuni piccoli ruoli in serie televisive, ma niente di eclatante, almeno fino al 1982, quando ottiene la parte di Alex nella sitcom Casa Keaton.

Casa Keaton

Questo telefilm lo rende famoso negli Stati Uniti e all’estero; ma la fama di Casa Keaton è solo un’anticipazione del successo di livello mondiale che da lì a poco travolgerà l’attore. Michael, proprio grazie al suo aspetto adolescenziale, viene scelto nel 1985 da Spielberg per recitare in Ritorno al futuro, film campione d’incassi, che darà vita a una trilogia entrata a buon diritto nella storia del cinema.

Ritorno al futuro (1985)

Lo stesso anno esce anche Voglia di vincere, un riuscito teen-movie che lo conferma come attore comico brillante. Negli anni seguenti Michael tenta di uscire dal ruolo dell’eterno teenager e rinnovare la sua immagine di attore: lo fa prima con Il segreto del mio successo e Le mille luci di New York, che però non incontrano il favore del pubblico, poi tenta addirittura la carta del film drammatico con Vittime di guerra, in cui è diretto da Brian De Palma.

Vittime di guerra (1989)

Nonostante la buona prova offerta, pare che il pubblico lo preferisca nelle commedie. Dopo la trilogia di Ritorno al futuro, tenta ancora con Doc Hollywood – Dottore in carriera, del 1991. Durante le riprese del film gli viene diagnosticato il morbo di Parkinson; l’attore decide di tenere nascosta la sua condizione fino al 1998 quando dichiara la sua malattia in un’intervista alla rivista People.

Caro zio Joe (1994)

La carriera va avanti tra alti e bassi: dopo la commedia brillante Amore con interessi, del 1993, che regge praticamente da solo, e Caro zio Joe, del 1994, di cui è protagonista accanto a Kirk Douglas, interpreta Frank Bannister nella commedia horror Sospesi nel tempo, di Peter Jackson. Per il resto prende parte, in piccoli ruoli, ad alcuni film di successo, come Il presidente – Una storia d’amore, del 1995, Mars Attacks!, dell’anno dopo, e Annie – La felicità è contagiosa, del 2014.

Sospesi nel tempo (1996)

Ha svolto anche l’attività di doppiatore, in particolare ha dato voce a Stuart Little in tutti e tre i film della serie, e al cane Chance, protagonista dei film In fuga a 4 zampe e Quattro zampe a San Francisco. Ha saputo riciclarsi anche in televisione, almeno finché la malattia gli ha permesso di recitare: prima è stato protagonista di Spin City, dal 1996 fino al 2000, dove interpretava il vice sindaco di New York, alle prese con i mille problemi da risolvere quotidianamente; poi è apparso in alcuni episodi di Scrubs – Medici in prima linea e Boston Legal e dal 2010 al 2016 ha partecipato al serial The Good Wife nel ruolo di un avvocato che ha la sua stessa malattia e ne sfrutta cinicamente gli effetti per vincere le cause. Fox ha ripreso poi lo stesso personaggio nel 2020 in due episodi dello spin-off The Good Fight.

The Good Wife

Nel 2013, quando le sue condizioni di salute glielo hanno permesso, è stato protagonista della serie The Michael J. Fox Show, ispirata alla sua storia.
Nel 2002 ha scritto l’autobiografia Lucky Man nella quale parla della sua malattia, definendola una fortuna, perché lo avrebbe salvato dall’alcolismo e riavvicinato alla famiglia.
Nel 1988 ha sposato l’attrice Tracy Pollan, conosciuta sul set di Casa Keaton, e con lei ha avuto quattro figli: Sam Michael, nato nel 1989, le gemelle Aquinnah Kathleen e Schuyler Frances, nate nel 1995, e Esmé Annabelle nel 2001.

Michael Fox con la moglie e i 4 figli

Dal momento in cui ha istituito la Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research, nel 2000, ha raccolto 285 milioni dollari e ha portato l’attenzione di tutto il mondo su una malattia debilitante che affligge milioni di persone. Proprio come Elizabeth Taylor è diventata il simbolo della campagna contro l’AIDS, M.J. Fox è diventato il volto pubblico del Parkinson. Riguardo alla sua malattia, Fox si è sempre espresso positivamente, tenendo conferenze e incontrando persone malate come lui, cercando di infondere loro coraggio. Quando la gente gli chiede se si è mai chiesto “Perché proprio io?”, lui risponde “Perché non io?”. La sua visione della vita è colorata dall’umorismo e dal cercare sempre il meglio in ogni situazione. A chi gli chiede consiglio su come affrontare la malattia, suggerisce sempre di concentrarsi sulle scelte che abbiamo, e non su quelle che ci sono state sottratte.

«Mi piace essere vivo. Amo la mia famiglia e il mio lavoro. Mi piace la possibilità di fare quello che riesco a fare.
Ecco cos’è la felicità»

FONTI: mymovies – imdb – parkinsonitalia


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

17 pensieri riguardo “Michael J. Fox, l’eterno ragazzo”

  1. Mi è sempre stato simpatico, e in Casa Keaton era fenomenale, così come tutti i membri della famiglia. Quello era un telefilm che mi piaceva molto.
    L’ho poi seguito in “Ritorno al Futuro”, ma di lui non ho visto più nulla, se non qualche cameo nelle serie che hai citato.

    Piace a 1 persona

    1. E’ un modo intelligente e coraggioso di affrontare le difficoltà, dalle più banali a quelle più limitanti. Mi è dispiaciuto molto vederlo ultimamente al Comic con di Newyork, da cui ho preso l’ultima foto con Christopher Lloyd, perché era molto debilitato dalla malattia, faticava a stare in piedi e l’abbraccio di Lloyd è stato quasi una scusa per sorreggerlo. E’ un dolore vederlo soccombere alla malattia, nonostante la sua forza e il suo coraggio.

      Piace a 1 persona

  2. caro zio joe è un film molto amaro, con un finale molto ironico ( e per l’epoca originale secondo me)
    il segreto del mio successo altra commedia agrodolce, ma si fa guardare
    non ho mai apprezzato particolarmente stuart little invece!

    nel male è stato parecchio fortunato, un po’ come reeves

    Piace a 1 persona

    1. A parte Vittime di guerra, che era decisamente drammatico, per il resto ha sempre interpretato commedie agrodolci o amare, come Caro zio Joe, ma è sempre stato in parte.

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