John Hurt, un elegante trasformista

John Vincent Hurt nasce a Chesterfield il 22 gennaio 1940. Figlio di un’ingegnera, ex attrice dilettante, e di un matematico che diventa vicario a Woodville, si appassiona sin da piccolo alla recitazione, quando a nove anni partecipa a una recita scolastica. I suoi genitori però sognano per lui un futuro da insegnante d’arte e così a 17 anni lo iscrivono alla Grimsby Art School, e nel 1959 vince una borsa di studio per frequentare un’altra scuola d’arte, la Central St. Martins College di Holborn. L’anno successivo tuttavia torna sui suoi passi e sul sentiero della recitazione iscrivendosi alla Royal Academy of Dramatic Art.

Attore tipicamente britannico per riservatezza ed eleganza, ha saputo discostarsi da questo stereotipo ed è diventato un attore di livello internazionale, con doti eccezionali di trasformismo. Carismatico e duttile, proprio grazie alle sue capacità istrioniche è stato in grado di recitare sempre in ruoli diversi, sia al cinema che in teatro. Il suo primo vero ruolo di spicco arriva nel 1966 con la parte di Richard Rich in Un uomo per tutte le stagioni, dramma storico sulle vicende di Thomas More, vincitore di 6 premi Oscar. Negli anni ’70 Hurt si divide abilmente tra il teatro, il cinema e la tv, diversificando continuamente i ruoli da interpretare.

Per il grande schermo recita nel 1969 nella commedia La forca può attendere e l’anno successivo è al fianco di Richard Attenborough in L’assassinio di Rillington Place n. 10, mentre nel 1972 è protagonista del fiabesco Il pifferaio di Hamelin. Ruoli più o meno importanti che preparano la strada verso il successo di Fuga di mezzanotte, del 1977, sotto la regia di Alan Parker, film intenso e crudo ambientato nell’orrore di un carcere turco, che lo premia con il Golden Globe come miglior attore non protagonista e una nomination all’Oscar.

Raggiunge così grande visibilità, che gli fa ottenere la parte di Kane in Alien, nel 1979, il suo primo film di risalto mondiale. Nel 1980 è il protagonista del torbido e intenso film di David Lynch The Elephant Man, in cui Hurt interpreta un uomo affetto da gravi deformità fisiche che finisce nel baraccone di un alcolizzato, il quale campa sfruttando la sua malattia. Questo suo ruolo così sofferto e difficile, che richiedeva fino a 7 ore di trucco ogni giorno, gli vale un’altra candidatura all’Oscar per il migliore attore.

Seguono personaggi e collaborazioni con registi fondamentali per la storia del cinema: viene diretto da Michael Cimino ne I cancelli del cielo, del 1980, poi partecipa all’esilarante La pazza storia del mondo di Mel Brooks, compare nell’ultimo film di Sam Peckinpah, Osterman Weekend, del 1983, ed è il protagonista di Orwell 1984 di Michael Radford. In seguito, interrompe per un po’ il lavoro cinematografico per tornare alla televisione e vestire i panni di un narratore che racconta al suo cane storie leggendarie in Storyteller, programma che vince l’Emmy Award come migliore trasmissione per ragazzi.

Ritorna poi al cinema per sfruttare il suo talento camaleontico cimentandosi nelle pellicole di genere più vario: sorprende il suo pubblico con un genere nuovo per le sue corde, recitando nell’horror di Roger Corman Frankenstein oltre le frontiere del tempo, del 1990, poi si traveste da contessa nella commedia amara di Gus Van Sant Cowgirl – Il nuovo sesso, del 1993, e successivamente si cala nei panni del cattivo Marchese di Montrose in Rob Roy, del 1995, e di nuovo cambia genere sperimentando la fantascienza in Contact, del 1997, per la regia di Robert Zemeckis.

Col nuovo millennio partecipa alla saga di Harry Potter nel ruolo del costruttore di bacchette magiche, girato in patria, poi si sposta negli Stati Uniti per Hellboy, del 2004, di Guillermo Del Toro. Ma le implicazioni da paura e mistero non finiscono qui: nel 2005 si trova nel fantascientifico mondo dittatoriale di V per vendetta, l’anno successivo diventa un vecchio paralizzato a letto da un ictus nella terrificante casa di Skeleton Key ed è la voce narrante dell’inquietante Profumo – Storia di un assassino. E’ stato voce fuori campo anche per l’amico Lars Von Trier in Dogville e Manderlay.

Poi ritorna ai misteri irrisolti in Oxford Murders – Teorema di un delitto, del 2008. Tra il 2010 e il 2011 partecipa agli ultimi due capitoli della saga finale di Harry Potter, ma è anche nel cast del drammatico e surreale Melancholia, di Von Trier. Sempre nel 2011 è nelle sale con l’epico Immortals 3D, nel quale interpreta Zeus. Nel 2012 lavora con Billy Bob Thornton in Jane Mansfield’s Car. Dopo il film d’azione Hercules: il guerriero, del 2014, dove ha il ruolo di cattivo, interpreta un prete nel biopic del 2016 Jackie e prende parte a The Journey, del 2016, che è il suo ultimo lavoro.

Nel 2015 aveva scoperto di avere un cancro al pancreas ma non aveva smesso di lavorare, malgrado la malattia. Il 25 gennaio 2017 si spegne nella sua casa a Cromer in Inghilterra, tre giorni dopo aver compiuto 77 anni.
Vita sentimentale turbolenta: il primo matrimonio, con l’attrice Annette Robertson, durò appena due anni; successivamente iniziò una relazione con una modella francese, che morì poco dopo per una caduta da cavallo.

Il secondo matrimonio, con l’attrice Donna Peacock, durò 6 anni; nel 1990, dopo aver divorziato, sposò un’assistente di produzione da cui ebbe due figli, Alexander e Nicholas, ma da lei divorziò sei anni dopo, e iniziò una relazione con la scrittrice irlandese Sarah Owens, che durerà sette anni. Infine, nel marzo 2005 John Hurt sposò la produttrice pubblicitaria Anwen Rees-Meyers.

«Man mano che invecchiamo, abbiamo ogni giorno una nuova prospettiva sulla vita, su quello che ci aspettiamo e che vogliamo raggiungere. Ridimensionando i desideri e le aspettative, alla fine è possibile raggiungere la felicità.»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – mymovies – comingsoon.it


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

13 pensieri riguardo “John Hurt, un elegante trasformista”

  1. Grandissimo John Hurt, mi ha sempre fatto piacere vederlo nei film dove appariva, che fosse il protagonista o che avesse una particina (come negli Harry Potter).

    Grazie per il link alla mia recensione del film di De la Iglesia! :–)

    Piace a 1 persona

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