George Cukor, il regista delle donne

Nasce a New York il 14 luglio 1899. Figlio di immigrati ebrei di origine ungherese, crebbe in una famiglia della buona borghesia di New York che avrebbe desiderato vederlo avvocato; lui, invece, trascurò le scuole secondarie per seguire spettacoli di vaudeville e rappresentazioni teatrali. Iniziò quindi a lavorare come assistente di scena per una compagnia teatrale itinerante, facendo rapidamente carriera: fu infatti chiamato a dirigere numerose produzioni di buon livello a Broadway, dal 1920 al 1928.

Nel 1929 venne quindi reclutato con altri registi teatrali per aiutare l’industria cinematografica a far fronte alle nuove esigenze poste dall’avvento del sonoro. A differenza di molti altri esponenti del mondo teatrale newyorkese, fu attratto dal cinema e si innamorò di Hollywood. Inizialmente sotto contratto alla Paramount come direttore dei dialoghi, lavorò a tre dei primi film sonori, imparando le nozioni di base. Dopo alcune esperienze di assistente alla regia, debuttò come regista unico con Il marito ricco e Ragazze per la città, entrambi del 1931.

Nel 1932 dirige A che prezzo Hollywood, la prima opera matura del regista, un’analisi crudele della comunità hollywoodiana, e sempre nello stesso anno Febbre di vivere, che segnò il debutto cinematografico di Katharine Hepburn oltre che l’inizio della loro intensa e lunga amicizia. L’attrice venne infatti costantemente seguita dal regista, con il quale lavorò più che con ogni altro, in ben nove film, oltre a due realizzati per la televisione, stabilendo una perfetta sintonia.

Il periodo successivo, in cui Cukor seguì il produttore David O. Selznick alla Metro Goldwyn Mayer e poi in una società di produzione indipendente, fu uno dei più fecondi del regista. A quegli anni risalgono Pranzo alle otto, con un cast di stelle, Piccole donne, prima nomination di Cukor, squisito adattamento interpretato dalla Hepburn, e due anni dopo, nel 1935, David Copperfield, uno dei migliori film tratti da Dickens.

Nel 1936 dirige Il diavolo è femmina, interpretato sempre dalla Hepburn travestita da ragazzo, che all’epoca fu un clamoroso insuccesso, mentre oggi è considerata una delle sue opere migliori, un’intelligente e sottile allegoria sulla sessualità. Caso peraltro non unico tra i cineasti più celebri della sua epoca, Cukor era omosessuale, e questa condizione emerge come un sotto testo personale in alcuni film, soprattutto quelli incentrati sui personaggi femminili e interpretati proprio da Katharine Hepburn, che rappresentò una sorta di alter ego del regista.

Nel 1937 dirige Margherita Gauthier, con Greta Garbo, affascinante e tragica, mentre l’anno dopo firma Incantesimo, una commedia sentimentale interpretata dalla Hepburn con Cary Grant, caratterizzata, come molti film di Cukor, da un brillante umorismo. Dopo la lunga e tormentata preparazione di Via col vento e dopo averne diretto le prime scene, il regista venne licenziato da Selznick, anche per tacitare Clark Gable che lo aveva accusato di favorire le attrici. E forse aveva ragione, visto che durante le riprese, Cukor continuò segretamente a impartire consigli a Vivien Leigh fuori dal set.

Terminato con sollievo il rapporto con Selznick, che stava diventando sempre più nevrotico e autodistruttivo, nel 1939 girò Donne, una variopinta galleria di ritratti femminili in chiave di commedia brillante per la MGM, dove trascorse la maggior parte della restante carriera come regista sotto contratto. Nel 1940 diresse Scandalo a Filadelfia, una splendida commedia che resiste alla prova del tempo, e con la quale Katharine Hepburn fece un trionfale ritorno sugli schermi dopo anni in cui era stata considerata il veleno dei botteghini.

Trascorse la maggior parte del periodo bellico a Hollywood dove diresse Joan Crawford in Volto di donna, nel 1941, Greta Garbo nell’ultimo dei suoi film, Non tradirmi con me, sempre nel 1941, Norma Shearer nel suo canto del cigno Avventura all’Avana, nel 1942, e la coppia Katharine Hepburn-Spencer Tracy in Prigioniera di un segreto, sempre dello stesso anno. Infine diresse Ingrid Bergman, sublime nel ruolo di una donna perseguitata dall’ambiguo marito in Angoscia, del 1944.

Cukor realizzò in quegli anni anche alcuni film mediocri, ma la sua carriera conobbe un nuovo apice con La costola di Adamo, del 1949, una delle prove più straordinarie della coppia Hepburn-Tracy.  Nel 1951 aveva lanciato e portato al successo, nel ruolo di bionda svampita, la brillante Judy Holliday con Nata ieri, cui seguirono Vivere insieme, nel 1952 e La ragazza del secolo, due anni dopo.

Questo fecondo periodo centrale della carriera del regista si concluse nel 1954 con il sontuoso È nata una stella, un musical interpretato da Judy Garland e James Mason. Continuò a cimentarsi con il genere musicale nel 1957 con Les girls, tagliato su misura per Gene Kelly, e con l’accattivante Facciamo l’amore, interpretato nel 1960 da Marilyn Monroe e Yves Montand, fino allo splendido My fair lady, del 1964, con Audrey Hepburn e Rex Harrison.

Nell’ultima parte della sua carriera girò un insolito western, Il diavolo in calzoncini rosa, ancora nel 1960, con Sophia Loren, mentre nel 1957, in Selvaggio è il vento, aveva diretto Anna Magnani.  Per la televisione, realizzò due splendidi film interpretati entrambi da Katharine Hepburn, Amore tra le rovine, del 1975, e Il grano è verde, nel 1979. Dopo il poco felice Il giardino della felicità, del 1976, tratto da una fiaba teatrale, il regista si riscattò dirigendo, ancora per la MGM, Ricche e famose, del 1981, interpretato da Jacqueline Bisset e Candice Bergen.

Sebbene non fosse molto noto al grande pubblico, Cukor costituì per mezzo secolo una garanzia di qualità per Hollywood, e la sua fama di regista arguto, colto, sensibile e sofisticato ha continuato a crescere negli anni. Nei suoi film, con i quali esplorò vari generi cinematografici, preferendo comunque le commedie e i drammi sentimentali, cercò di esplorare i lati umani dei personaggi, e mostrò una particolare sensibilità nella caratterizzazione dei personaggi femminili. Durante la sua lunga carriera ottenne varie nominations all’Oscar e vinse il premio nel 1965, per la regia di My fair lady; nel 1982 gli venne consegnato il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia. Si è spento a Los Angeles, il 24 gennaio 1983, a 84 anni, per un attacco cardiaco.

« La verità è che quando un regista vince un Oscar, lo deve al lavoro degli sceneggiatori e degli attori. Datemi una buona sceneggiatura e dei bravi attori, e vi darò un ottimo film»

FONTI: Enciclopedia del cinema, TreccaniMov.s world

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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