Più giovane di una decina d’anni di Alec Guinness, che restò per lui il modello della comicità inglese, è stato per un trentennio un interprete brillante, spesso irresistibile nella farsa e nel grottesco, diretto da registi di vena caustica che seppero metterne a frutto il talento d’improvvisatore e di grande trasformista. Il suo vero nome era Richard Henry Sellers e nacque a Southsea, in Inghilterra, l’8 settembre 1925. Figlio d’arte (il padre pianista e la madre attrice erano saltimbanchi girovaghi), aveva respirato fin da piccolo l’aria del palcoscenico. Spinto dalla nonna (una soubrette portoghese) davanti a un microfono quando aveva appena due anni e mezzo, trascorse l’infanzia e la prima giovinezza fra donne di teatro. Costretto a interrompere gli studi a tredici anni, lavorò come buttafuori, suonatore di tamburo in un’orchestra di zingari, imitatore, e negli anni della Seconda guerra mondiale, arruolato nella RAF, fece il fantasista in spettacoli per le forze armate.
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Aneddoti e curiosità del lunedì #40
Nel 1951, una giovane Sophia Loren (allora ancora Sofia Scicolone), trasferitasi da poco a Roma con la madre in cerca di fortuna, si presentò agli studi di Cinecittà, dove Melvin LeRoy stava girando il colossal Quo vadis. Con la valigia in mano, la madre di Sofia, Romilda Villani, che condivideva con la figlia la passione per la recitazione, superò le guardie al cancello, si presentò al regista e gli urlò: “L’inglese non lo sappiamo, ma ce murimmo ‘e famme, questo you understand?”. Entrambe furono scritturate come comparse.
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