11′09′′01 (2002)

Dopo la tragedia dell’11 settembre 2001, sono stati molti i film che hanno affrontato in modo diverso i fatti di quel giorno. La maggior parte a dire il vero ne ha sottolineato la drammaticità, sfruttando in modo anche un po’ cinico, secondo me, i risvolti emotivi più elementari, altri ne hanno fatto argomento di pseudo-documentari con chiari intenti politici; alcuni hanno parlato del prima, altri del dopo, qualcuno ha azzardato persino una ricostruzione dei fatti più o meno realistica.

Questo film è una coproduzione internazionale tra Regno Unito, Francia, Egitto, Giappone, Messico, Usa e Iran, ispirato agli attentati dell’11 settembre. E’ un evento eccezionale, legato all’eccezionalità dell’avvenimento da commemorare: ogni episodio è della durata simbolica di 11 minuti, 9 secondi e un fotogramma. Il film è composto da 11 episodi affidati ad altrettanti registi di fama internazionale provenienti da 11 Paesi diversi, di orientamento politico, religioso e culturale differente. Ogni regista ha avuto a disposizione 400.000 dollari per girare un cortometraggio che ricordasse in qualche modo gli eventi di quel giorno, operando in piena libertà e all’insaputa di quanto avrebbero realizzato gli altri. Anche la data di uscita del film è stata simbolica: l’11 settembre 2002, esattamente un anno dopo l’attentato che ha cambiato per sempre le vite di tutti noi.

Tra i registi spiccano nomi più conosciuti come Alejandro Gonzàlez Iñárritu, Ken Loach, Sean Penn, Mira Nair e Claude Lelouch, e altri per noi meno noti. Ognuno ha interpretato liberamente il tema da trattare, realizzando in tutto 11 cortometraggi inevitabilmente diversi nell’ispirazione e nelle scelte creative e sembra che tutti, in qualche modo, abbiano voluto prendere le distanze da un sentimento acriticamente filo-americano. Non c’è in nessuna di queste brevissime storie pietismo o autocommiserazione, ma la volontà di fare qualcosa di più che una commemorazione. Gli episodi che compongono questo puzzle di varia umanità, alcuni più belli e più riusciti, altri un po’ più prevedibili, stanno a ricordarci che a forza di dare per scontate le nostre certezze, rischiamo di dimenticarci che la vita vera è tutt’altro che scontata.

E’ il caso di fare un brevissimo riassunto di ognuno, per poter comprendere quale affascinante amalgama sia il frutto di tanto impegno.

Il primo episodio è affidato all’Iran, per la regia di Samira Makhmalbaf. Una maestra iraniana chiede ai bambini se hanno saputo di un grave evento da poco accaduto. Qualcuno prova a rispondere: la morte di un parente, la lapidazione di una donna? No, dice la maestra, è l’attacco alle Twin Towers. I bambini non capiscono. Ma lei riesce, dopo vari tentativi, a far rispettare un minuto di silenzio in onore delle vittime.

Il secondo episodio viene dalla Francia, diretto da Claude Lelouch. A New York, lei sordomuta, lui accompagnatore turistico. Stanno per lasciarsi. Lei gli scrive, in una lettera, che solo un miracolo potrà salvare la loro relazione. E il miracolo accadrà.

Il terzo corto è egiziano, girato da Youssef Chahine, e analizza le radici dello scontro fra Stati Uniti e mondo arabo. Su una spiaggia dell’Egitto, l’anziano regista vede il fantasma di un soldato americano morto in Libano. Il soldato ricorda tutti gli americani vittime di attentati terroristici. Il regista gli ribatte, invitandolo a ripensare ai morti causati dalle guerre volute dagli USA.

Il quarto episodio, affidato al regista bosniaco Danis Tanovic, parte dalla commemorazione dell’11 luglio 1995, giorno dell’eccidio compiuto nella città di Srebrenica. In quella data le donne sfilano per la città in ricordo dei propri familiari uccisi. Dopo la notizia delle Twin Towers, qualcuna vorrebbe rinunciare. La giovane Selma ritiene che è giusto non smettere e le donne la seguono.

Il quinto corto viene dal Burkina Faso per la regia di Idrissa Quédraogo. Due settimane dopo l’attentato, alcuni ragazzi credono di vedere Osama Bin Laden e sperano di catturarlo per poter avere la taglia di 25 milioni di dollari.

Il sesto episodio è diretto da Ken Loach, per il Regno Unito. Da Londra, rivolgendosi per lettera a chi ha perso parenti e amici nell’attentato alle Torri, un profugo cileno ricorda il suo 11 settembre, quello del 1973: l’uccisione di Allende, le migliaia di morti, le torture, Kissinger che stringe la mano a Pinochet. Tutto riproposto con immagini d’epoca.

Il settimo corto è diretto per il Messico dal premio Oscar Alejandro Gonzàlez Iñárritu, ed è particolarmente incisivo, nella sua semplicità. Sullo schermo nero si sentono rumori di strada e cronache convulse da tutto il mondo sull’attentato alle Torri. Quando lo schermo diventa improvvisamente bianco, appare una scritta, in arabo e in caratteri latini, che dice: “La luce di Dio ci guida o ci abbaglia?”.

L’ottavo episodio è diretto per Israele da Amos Gitai. Un’autobomba esplode a Gerusalemme. Una giornalista cerca di realizzare un servizio su questo ennesimo episodio di violenza. La redazione le fa sapere che il servizio non verrà trasmesso perché una cosa più grave è successa a New York.

Il nono corto è diretto dalla regista indiana Mira Nair, con la consueta sensibilità. A New York una madre musulmana non ha più notizie del figlio. Quando si diffonde la notizia che possa essere stato tra gli attentatori delle Torri, tutti guardano con disprezzo la donna. Solo dopo un mese si scoprirà una verità ben diversa. A mio modesto parere, uno degli episodi più belli e significativi.

Il decimo è quello affidato agli USA, girato da Sean Penn, che riesce a dare dell’attentato una rappresentazione altamente poetica e simbolica, mostrando quell’orrore da un punto di vista inaspettato e incredibilmente pieno di speranza. Ernest Borgnine è un anziano, rimasto solo dopo la morte della moglie. Vive in un piccolo appartamento in cui la luce del sole non arriva mai, perché oscurata dalle Torri. Nel momento del crollo, la luce del sole invade il suo piccolo mondo, facendo rifiorire in lui la gioia di vivere.

L’ultimo corto è diretto da Shōhei Imamura per il Giappone, e coglie l’occasione per ricordare la bomba atomica. La guerra è finita ma il soldato Yukichi, tornato a casa, si è ridotto a vivere come un serpente, in seguito a un disturbo post-traumatico. Fuggito nella foresta, cerca di arrivare al fiume per farsi trasportare lontano. Ma il ricordo della bomba atomica non può essere eliminato. La scritta conclusiva, che chiude anche il film, è in giapponese: “Le guerre sante non esistono”.

Acclamato in molti paesi, il film è stato osteggiato da una parte dei media italiani, che lo hanno giudicato irrispettoso e poco pertinente con la tragedia, soprattutto per gli ultimi due episodi.

Il Dizionario dei film Morandini assegna al film quattro stelle su cinque, asserendo: “È il caso più unico che raro di film a episodi in cui nessuno è sotto il decoro, e non pochi sono quelli di alto livello espressivo-emotivo”.

Personalmente mi sembra un lavoro utile per gli spunti che offre, come monito e ricordo da un lato, come confronto fra culture diverse, dall’altro. Una riflessione molto profonda, forse qua e là didascalica e per certi versi spiazzante, ma comunque una testimonianza che il cinema affida al pensiero e alla coscienza dello spettatore, nella speranza che episodi di terrore e di violenza assurda come quelli non si ripetano. Purtroppo sappiamo che negli ultimi 20 anni, da quell’11 settembre che allora ci sembrò il gradino più basso della civiltà umana, altri episodi terribili si sono verificati anche in Europa, a dimostrazione che violenza e intolleranza sono davvero i mostri generati dal sonno della ragione.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

26 pensieri riguardo “11′09′′01 (2002)”

  1. l’ho visto e ce l’ho poi registarto e devo dire che a me personalmente è molto piaciuto e capisco perchè non sia piaciuto in itaòia nel momento in cui uscì, perchè raccontava di violenze non solo dell’11 settembre, che forse molti vorrebbero non vedere! lo trovo davvero fatto bene e tutti gli episodi hanno un loro senso preciso ! io ti devo ringraziare davvero tanto non solo per il post bellissimo, ma per l’idea di proporlo a tutti! sei grande ! grazie

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  2. Leggendo la sinossi del 10mo episodio mi si è accesa una lampadjna: devo averlo visto. Ricordo la scena della luce nell’appartamento e dei fiori. Potrei sbagliarmi; dovrei guardarlo.

    Sembra comunque un film notevole perchè nel suo insieme è un messaggio importante che dobbiamo rivolgere a noi stessi come civiltà.

    Buongiorno. 😊

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      1. La guerra l’avevano dichiarata già gli statunitensi, pensa alle bombe intelligenti che hanno ucciso migliaia di civili innocenti cento di volte di più di quell’attentato.
        Iraq attaccato senza nessun motivo, dietro false informazioni.
        La guerra la fai come puoi. Palestinesi ed Israeliani uguale.

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