Mi chiamo Sam (2001)

Raro esempio di perfetta fusione tra commedia e dramma, che commuove con delicatezza, senza mai essere lacrimevole, ma riesce anche a far sorridere e, in certi punti, persino ad essere davvero divertente. Una sceneggiatura precisa come un orologio, con dialoghi non solo credibili, ma assolutamente veri, autentici e di una sensibilità disarmante.

La storia, già di per sé toccante, è quella di un padre, ritardato mentale, che lotta in tribunale per ottenere l’affidamento della figlia, ma il regista e gli attori fanno di tutto perché non sia mai banale, né tantomeno deprimente. Accanto a Sean Penn, padre dolcissimo e disperato, si schiera Michelle Pfeiffer, avvocatessa rampante e super impegnata, che mentre lo difende troverà anche il modo di imparare qualcosa da lui. La bambina è un’eccezionale Dakota Fanning, che proprio da questo film ha visto decollare la propria carriera, e c’è anche Dianne Wiest nel ruolo di un’amica di famiglia che cercherà di aiutarli come può.

C’è anche un gruppo di attori, realmente disabili, che interpretano gli amici del protagonista, e rendono ancora più realistico e toccante il dramma umano che viene narrato da questo coraggiosissimo film.

Penn è maestoso, ma anche la Pfeiffer riesce ad interpretare tutte le sfumature del suo personaggio, passando abilmente dal cinismo iniziale al coinvolgimento umano del finale. Ottima comprimaria anche la Wiest, interprete sempre particolarmente sensibile, che in poche scene riesce a delineare con intensità un personaggio più complesso di quanto possa apparire; infine va segnalata Laura Dern che, nonostante sia relegata più o meno in un cameo, dà un contributo fondamentale all’impatto emotivo della pellicola.

La regia è semplice, mai patetica, ed evita accuratamente di indugiare su facili sentimentalismi, nonostante privilegi i primi piani, che contribuiscono sicuramente ad un risultato maggiormente emotivo. La telecamera che segue da vicino tutti i movimenti del protagonista permette allo spettatore di comprenderne meglio le difficoltà quotidiane e il confine ridottissimo del suo spazio vitale.

Va sottolineato che il finale della storia la trasforma in una bella favola, ahimè assai poco realistica; tuttavia si è evitato il lieto fine smaccatamente impossibile, raggiungendo un compromesso sufficientemente accettabile. Purtroppo, nonostante le nomination, il film non ha portato a casa nessun Oscar, solo un premio della critica, meritatissimo, per Dakota Fanning come miglior nuovo talento.

Nel complesso è un film piacevolissimo, commuovente ma non stucchevole, con momenti di comicità spontanea godibilissimi e attori tutti veramente di prim’ordine.

Una scena

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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

16 pensieri riguardo “Mi chiamo Sam (2001)”

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