Pane, amore e fantasia (1953)

Il venerdì è il giorno che dedico al cinema, diciamo così, vintage, in cui parlo di pellicole spesso in bianco e nero, considerate grandi classici. Ho pensato a lungo a cosa potevo recensire in una settimana dedicata al cinema italiano, e i titoli erano davvero tanti, da Roma città aperta a La ciociara, da Ladri di biciclette a Rocco e i suoi fratelli, tutti capolavori, indubbiamente, ma molto amari, ritratti di un’Italia che credo sinceramente pochi vogliano ricordare.

Poi mi è venuto in mente questo film, che vidi da bambina alla televisione, e trovai molto divertente, senza sapere che rappresentava il prototipo di tutte le commedie all’italiana che sarebbero poi venute negli anni a venire.

Il film è diretto da Luigi Comencini, maestro indiscusso del genere, iniziato proprio con il film in esame; tra le sue opere anche il Pinocchio televisivo, interpretato da Nino Manfredi e lo sceneggiato Cuore, con Johnny Dorelli e Giuliana De Sio.

La storia è semplice e leggera, come all’epoca richiedeva il pubblico, ormai stanco delle tematiche drammatiche affrontate dal neorealismo.

Il maresciallo Carotenuto (un impareggiabile Vittorio De Sica), impenitente donnaiolo di mezz’età, ancora scapolo, viene trasferito in un piccolo paesino dell’Italia centrale, dove le sue attenzioni saranno attratte da due giovani donne del luogo: la giovane ed esuberante Maria, detta la Bersagliera, e la più pudìca e riservata Annarella, che in paese fa la levatrice.

Gli ingredienti sono semplici e veraci com’era allora l’Italia del dopoguerra, che cercava di risorgere dalle proprie macerie, sforzandosi di sorridere. La lenta ma progressiva ripresa economica cominciava a spingere gli italiani verso un barlume di prosperità e una spensieratezza carica di aspettative, senza però dimenticare la miseria sofferta.

Celebre la battuta che dà il titolo al film. Cosa mangiate? chiede il maresciallo. Pane è la risposta. E che ci metti dentro? incalza il primo. Fantasia, marescià! Potrebbe finire così, ma la conclusione del maresciallo trasforma l’ironia amara in comicità: Buon appetito!

Tra i personaggi che popolano il film troviamo tutti i caratteri che diventeranno successivamente tipici della commedia nostrana: il maresciallo, il sindaco, il prete, le pettegole del luogo e l’indimenticabile Caramella, la domestica impicciona ma bonaria, interpretata da Tina Pica, che snocciola perle di saggezza popolare come fossero i grani del rosario.

Ed è innegabile il fascino malinconico che la genuinità dell’ambiente e dei personaggi esercita ancora oggi guardando il film, così come è innegabile che la vera protagonista della pellicola sia la bellezza luminosa e prorompente di Gina Lollobrigida.

A questo proposito vale la pena ricordare che nello stesso anno, mentre da noi usciva Pane, amore e fantasia, sugli schermi americani uscivano Vacanze romane, Mogambo e Niagara, solo per citare alcuni titoli tra i più famosi, ma proprio la bellezza genuina e casereccia delle nostre stelle, come la Lollo, la Loren o la Pampanini, riuscì a scalfire nell’immaginario popolare il fascino patinato delle dive hollywoodiane, facendole apparire sempre più false e lontane dalla nostra realtà e dai nostri gusti.

In sostanza questa pellicola si può considerare un momento di passaggio dal Neorealismo alla commedia all’italiana vera e propria. Del Neorealismo mantiene l’ambientazione misera e i protagonisti semplici, di poca cultura e di ben poca pecunia, oltre all’uso di un linguaggio per lo più dialettale. Ma a tutto questo aggiunge una levità della trama e degli sviluppi che si allontana notevolmente dagli intrecci tragici del Neorealismo.

Il film ebbe tre sequel: Pane, amore e gelosia del 1954, sempre firmato da Comencini, Pane, amore e… del 1955, diretto da Dino Risi (altro padre della commedia all’italiana), e Pane, amore e Andalusia, del 1958, girato dallo spagnolo Javier Setó, in collaborazione con lo stesso De Sica.

Inutile e speculativo cercare nel film intenti di denuncia sociale, perché il solo scopo di Comencini è regalarci un divertimento puro e semplice, senza impegno, che riesce ancora a trasmetterci, a distanza di tanti anni la voglia di una intera nazione di sopravvivere alla guerra e di ricominciare a vivere.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

15 pensieri riguardo “Pane, amore e fantasia (1953)”

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